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Benvenuti nel mio mondo 

Quello di uno scrittore "per caso", appassionato di avventure emozionanti, di thriller, di passioni  travolgenti. Attraverso i miei personaggi e le mie scorribande letterarie provo ad accompagnarvi in un viaggio unico e divertente, dove l'inaspettato è sempre dietro l'angolo.

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Scrittore per caso

​       Questa mia passione nasce da un sogno che per anni è rimasto chiuso in un cassetto. Un sogno che non avrei mai immaginato di riuscire a realizzare davvero. Era lì, silenzioso, paziente, come certe idee che ti accompagnano per una vita intera senza mai chiedere spazio, ma senza andarsene mai.​

        Poi è arrivato un periodo trascorso a Zanzibar. Un luogo magico e lontano dalla quotidianità, fisicamente e mentalmente, . E' stato proprio lì che qualcosa è cambiato: ho trovato l’ispirazione, la voglia, la predisposizione giusta per cominciare. La partenza è stata sorprendentemente facile. Le parole scorrevano dalla penna con un flusso continuo, naturale, come se fossero sempre state lì ad aspettare solo il momento giusto per uscire.​

          Come accade spesso sono arrivati anche i momenti difficili. I vuoti, le crisi, quella vera e propria “siccità” intellettuale che ti fa dubitare di tutto: della storia, di te stesso, persino del perché tu abbia iniziato. Pagine ferme, silenzi lunghi, pensieri pesanti. E' stato allora che sono entrate in gioco le persone. I familiari, gli amici. Gli incoraggiamenti, le parole dette al momento giusto, la fiducia prestata quando la mia vacillava, gli aiuti. Grazie a loro le vene dello scrivere si sono riaperte, e l’inchiostro ha ricominciato a scorrere, irrorando nuove pagine di racconti che mi hanno portato, e vi porteranno, a girare mezzo mondo.​​

           Da lì a un anno e mezzo è arrivata la pubblicazione di “Amore Rubato – Il Furto Impossibile”. Un’emozione difficile da spiegare. La consapevolezza di aver realizzato un sogno che per anni avevo considerato irraggiungibile mi riempiva di orgoglio e di gratitudine. Ero profondamente soddisfatto del traguardo raggiunto, al punto da aver chiuso ,almeno così credevo, in soffitta qualunque altro progetto editoriale.​

            Poi, con il passare dei giorni, è successo qualcosa di inatteso. Il desiderio di sedermi di nuovo davanti al computer  era diventato irrefrenabile. Una spinta silenziosa, quasi inconscia, mi riportava verso quella tastiera  con la voglia di divertirmi e di far divertire, dando vita tra le pagine di Word a nuove esaltanti avventure.

             Sono ripartito così, quasi senza accorgermene, a scrivere un nuovo e sorprendente racconto. Ancora un thriller a sfondo passionale, ricco di personaggi intriganti e colpi di scena.

             Riuscirò a portarlo fino in fondo? Quante crisi d’ispirazione mi assaliranno lungo il cammino? Non voglio pensarci adesso. Il bello è essere ripartiti e scoprire, passo dopo passo, dove questa nuova strada vorrà portarci, perché da solo non vado nessuna parte e il mio desiderio è percorrerla tutti insieme.

Biografia

               Sono cresciuto e mi sono formato nel mondo della matematica e dell’ingegneria, probabilmente più per circostanza che per scelta. Un percorso rigoroso, fatto di logica, numeri e strutture, che ha plasmato il mio modo di pensare e di affrontare le sfide.

             La mia realizzazione professionale si è poi affermata nel settore dell’informatica, dove ho costruito la mia carriera, sviluppando progetti, idee e soluzioni in un ambito in continua evoluzione. Un mondo concreto, fatto di codice e architetture digitali, dove precisione e visione strategica convivono ogni giorno.

             Mai, però, avrei immaginato che accanto a questo percorso potesse nascere un’altra dimensione, completamente diversa e allo stesso tempo sorprendentemente complementare: la scrittura.

             Mi definisco spesso uno “scrittore per caso”. In realtà, forse, più che un caso è stata una scoperta tardiva di qualcosa che era sempre rimasto in attesa. Scrivere mi permette di spaziare con la mente, di esplorare mondi lontani, intrecciare storie, dare vita a personaggi e avventure che prendono forma pagina dopo pagina. È uno spazio di libertà creativa che bilancia il rigore della mia formazione tecnica: se l’informatica segue algoritmi, la scrittura segue emozioni.

Oggi mi diverto a raccontare, a costruire trame, a lasciarmi guidare dall’immaginazione, con l’augurio di riuscire a trasmettere, ogni volta che qualcuno apre una mia pagina, almeno una parte dello stesso piacere che provo io nello scriverla.

Perché, in fondo, tutto nasce da lì: dal divertimento. Il mio… e, spero, anche quello di chi legge.

Bibliografia

Amore Rubato - Il Furto Impossibile . 2026 -

Tra la Toscana di Lucca, Castiglioncello e le spiagge di Vada, fino a Milano e a scenari internazionali che si spingono tra Asia e Africa, Amore Rubato è un thriller avvolgente dove tecnologia, destino e passione si intrecciano in una corsa senza tregua fatta di colpi di scena e scelte irreversibili.

Contattami

​Se desideri entrare in contatto per collaborazioni, eventi o semplicemente per condividere le tue impressioni sulle mie storie, non esitare a inviare un messaggio a paolo@scrittorepercaso.it.

Sarò lieto di risponderti e condividere la passione per la scrittura.

I Miei Romanzi

Amore Rubato - Il Furto Impossibile - 2026 -​​

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Un ladro imprendibile.

Un furto impossibile.

Un amore che può mandare all'aria il piano perfetto.​

​

Mike Landi è il ladro più ricercato al mondo.
Imprendibile. Invisibile. Perfetto.
 

È il più abile, il più scaltro, l’unico capace di studiare e realizzare colpi impossibili.

Il suo nuovo obiettivo è Villa Giorgia, in Toscana: una dimora inespugnabile protetta dai più sofisticati sistemi di sicurezza mai installati.

Ma nulla lo prepara a ciò che trova dentro, uno sguardo, una presenza capace di incrinare ogni certezza.

​

Mentre il furto prende forma, il piano perfetto inizia a sgretolarsi. Perché a un certo punto la scelta non è più tra un’opera d’arte e un bottino da milioni di dollari, ma tra il mestiere di una vita e qualcosa di molto più pericoloso.

Tra la Toscana di Lucca, Castiglioncello e le spiagge di Vada, fino a Milano e a scenari internazionali che si spingono tra Asia e Africa, Amore Rubato – Il furto impossibile è un thriller avvolgente dove tecnologia, destino e passione si intrecciano in una corsa senza tregua fatta di colpi di scena e scelte irreversibili.

Perché esistono furti che cambiano il destino.
E scelte che potrebbero valere più di qualsiasi bottino

Disponibile per l'acquisto on line. ​​​​

Ancora 2
Ancora 1

Amici da Morire 

Cinque moto.
Un solo, folle viaggio attraverso l’Africa.

Dalle strade asfaltate che si perdono tra le dune ai confini roventi del deserto, il viaggio si trasforma presto in qualcosa di molto diverso da una semplice avventura on the road.

Tra loro c’è una donna. Bella. Irresistibile. Dannatamente spregiudicata.
La sua presenza sconvolgerà equilibri, accenderà desideri, scatenerà gelosie… e porterà con sé segreti che nessuno è pronto ad affrontare.

Colpi di scena, intrighi, omicidi e fughe rocambolesche trascineranno i cinque rider in una spirale di pericolo dove fidarsi sarà sempre più difficile… e sopravvivere tutt’altro che scontato.

In un’Africa affascinante e misteriosa, dura e magnetica, ognuno di loro sarà costretto a fare i conti con i propri limiti, le proprie paure… e con il vero significato di parole come rispetto, lealtà e amicizia.

Perché a volte i viaggi più estremi non mettono alla prova solo la strada…
ma l’anima di chi ha il coraggio di percorrerla.
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STA NASCENDO,

  COMING SOON ...

Incredibile.....

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Perchè Scrittore per caso

Kiwengwa

Sulla spiaggia

Vuoi rilassarti

Rubare un amore

Scrivania

Come sono nati i nomi dei personaggi

Il Libro più brutto

Sulla spiaggia 2

Aperi Libro

Nell'anima

L'Attesa

Trailer 

Come ho iniziato a scrivere

L'ho divorato

Maschera

Il Destino

Trailer breve

PENSIAMOCI SU…
Riflessioni, pensieri e piccoli dilemmi della vita.

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Doppio profilo in borgogna e bronzo.png
Verso il mare, verso noi.png
La sera depone la maschera.png
Contemplazione mediterranea sulla panchina.png

Meglio amare o essere amati?

Sembra una di quelle domande a cui non esiste una risposta giusta. Essere amati è meraviglioso, sapere che qualcuno ci pensa anche quando non ci siamo, che si preoccupa per noi, essere al suo centro e sentirsi importanti nella sua vita diventano una carezza per l'anima, una specie di porto sicuro dove tornare quando fuori il mare diventa troppo agitato. Ma amare è un'altra cosa. Amare significa essere noi ad aspettare quel messaggio, a cercare un volto in mezzo alla gente, a sentire la mancanza, desiderare e preoccuparsi. E allora mi domando: chi è più fortunato? Chi ama o chi viene amato? Istintivamente verrebbe da rispondere: chi viene amato, perché riceve, è cercato, perché rischia meno. Ma ne siamo sicuri? Perché essere amati ci fa stare bene, ma amare ci fa sentire vivi. E allora cosa è meglio? Certo, il privilegio più grande resta non dover scegliere, amare ed essere amati dalla stessa persona, nello stesso momento, con la stessa intensità, ma pretendere che due cuori battano sempre allo stesso ritmo è chiedere troppo all'amore? E allora, se proprio devo scegliere…preferisco avere nel cuore qualcuno che amo, piuttosto che essere nel cuore di qualcuno che non riesco ad amare. Perché essere amati può renderci felici, ma amare significa avere ancora qualcuno per cui vale la pena VIVERE ed emozionarsi.

Puoi andare ovunque...ma il cuore non parte mai...

Puoi andare dall’altra parte del mondo. Puoi mettere migliaia di chilometri tra te e casa, cambiare continente, fuso orario, lingua, paesaggi. Puoi spegnere il telefono, dimenticare per qualche ora le abitudini e convincerti di essere finalmente riuscito a staccare da tutto e da tutti. Ma poi scopri che non funziona così. Perché puoi allontanare il corpo, ma non altrettanto facilmente la mente. E soprattutto non puoi ordinare al cuore di rimanere a casa mentre tu te ne vai in giro per il mondo. Anzi, più mi allontano e più mi accorgo di quanto siano incredibilmente elastici entrambi. La mente si tende per migliaia di chilometri e continua a raggiungere un volto, una voce, una persona, un luogo, e basta una fotografia, un messaggio, una canzone ascoltata per caso o semplicemente un pensiero che arriva senza essere invitato per riaverla davanti agli occhi. E il cuore fa ancora peggio. Lui non conosce distanze, confini o fusi orari. Si allunga quanto serve, attraversa deserti, oceani e continenti e continua ostinatamente a tenersi aggrappato alle persone che ama. Forse è questo che sto comprendendo viaggiando. Pensavo che partire significasse anche staccarsi per qualche tempo dalla propria vita. Invece sto scoprendo che accade quasi il contrario. Ed è proprio allora che capisci una cosa strana: puoi essere felice esattamente dove sei e, nello stesso momento, sentire la mancanza di qualcuno che si trova a migliaia di chilometri di distanza. Le due cose non si contraddicono, anzi forse si completano. Sono partito pensando di portare con me soltanto una valigia, ma mi sbagliavo perché dentro di me ho portato molte più cose di quelle che sono riuscito a infilare nel bagaglio. Ho portato affetti, ricordi, preoccupazioni, amicizie, amori, persone, perché i legami veri hanno proprio questa caratteristica: non sono catene che ci impediscono di partire. Sono fili elastici che ci permettono di andare lontanissimo senza perdere la strada per tornare.

Dire o Tacere...questo è il dilemma.

Ci sono momenti in cui vorresti dire tutto. Quello che pensi, che provi, quello che hai o non ha capito. Dire a quella persona che ti manca , che la desideri, che gli vuoi bene, che la ami o che ti ha ferito . Semplicemente dire una verità che continui a tenerti dentro e quando le parole stanno per uscire ecco che arriva quella domanda: “Ma è davvero necessario dirlo?” Questo è il dilemma…perchè se è vero che parlare può liberarti può allo stesso tempo ferire. Se lo fai per chiarire un equivoco a volte rischi di crearne uno nuovo, insomma, DIRE può avvicinare due persone oppure creare tra loro una distanza che prima non esisteva. E allora spesso taci lasciando al silenzio la libertà di sprigionare tutte le sue ingrate conseguenze. Si, perché ci sono parole non dette che dopo qualche ora dimentichiamo e altre che rimangono dentro per anni. Quelle che avremmo dovuto pronunciare quando ne avevamo l’occasione e che, quando finalmente troviamo il coraggio di farlo, non hanno più nessuno disposto ad ascoltarle, e forse è questo che rende la scelta così difficile: non possiamo sapere in anticipo quale dei due rimpianti farà più male. Quello di aver parlato troppo o quello di non aver parlato affatto. Con il tempo ho imparato che non tutto ciò che penso merita di essere detto perchè ci sono verità che servono soltanto a scaricare su qualcun altro un peso che appartiene a noi, altre pronunciate per rabbia, per orgoglio o come reazione a un diverbio, parole che sarebbe molto meglio lasciare morire dentro un silenzio. Ma ho imparato anche il contrario. Che quando una parola nasce da qualcosa di autentico, quando parla di un sentimento, di una gratitudine, di una mancanza, di un perdono o persino di una paura, forse vale la pena rischiare, perché il silenzio protegge, è vero, ma qualche volta protegge talmente bene ciò che sentiamo che nessuno saprà mai che lo abbiamo sentito veramente, e dire per non ferire spesso, una volta venuto allo scoperto, genera l’effetto contrario. E allora forse la domanda giusta non è: “Dire o tacere?” Forse dovremmo chiederci: “Se oggi taccio, domani sarò contento di averlo fatto?” Io non so quale sia la risposta giusta, so soltanto che nella mia vita le parole che ancora oggi ricordo davvero sono soprattutto quelle che non ho avuto il coraggio di dire e che forse non dirò mai più.

In Estate torniamo quello che avremmo voluto essere...

Ho sempre pensato che l’estate abbia uno strano potere su di noi. Non credo dipenda soltanto dal sole, dalle vacanze, dal mare o dalle giornate che sembrano non voler finire. Credo che d’estate succeda qualcosa di molto più sottile: per qualche settimana smettiamo di essere soltanto ciò che siamo diventati e torniamo un po’ ad essere ciò che avremmo voluto essere. Durante l’anno indossiamo una quantità impressionante di vestiti che, gioco forza, non finiscono mai nell’armadio. Indossiamo il nostro lavoro, le responsabilità, gli appuntamenti, le scadenze, le aspettative degli altri. Indossiamo il ruolo di marito, moglie, padre, madre, professionista, amico. Indossiamo persino l’immagine che negli anni abbiamo costruito di noi stessi e che, a un certo punto, ci sentiamo quasi obbligati a rispettare. E così, senza nemmeno accorgercene, finiamo per vivere buona parte delle nostre giornate interpretando perfettamente il personaggio che la vita ci ha assegnato. Poi arriva l’estate e qualcosa si allenta, cambiano gli orari, i vestiti, i luoghi, persino le nostre priorità. Possiamo perdere mezz’ora guardando un tramonto senza domandarci a cosa sia servita, sederci davanti a una birra e restare lì molto più del necessario o svegliarci senza sapere esattamente cosa faremo durante la giornata. Soprattutto possiamo permetterci quel lusso che durante l’anno sembra quasi proibito: perdere tempo. In estate ridiamo più facilmente, ci emozioniamo per cose semplici, ci innamoriamo o ci limitiamo a fantasticare di poterlo fare, senza regole e senza età perché c’è qualcosa di meravigliosamente democratico nell’estate: non ci chiede la carta d’identità prima di restituirci qualche desiderio. È allora che mi viene un dubbio : se quella persona che compare durante l’estate non fosse una versione più superficiale di noi, ma esattamente il contrario? Se fossimo noi durante il resto dell’anno ad essere la versione più addomesticata, quella meno vera? Forse quello che cammina scalzo sulla spiaggia, che vuole vedere cosa c’è dietro la prossima curva, che si ferma a parlare con uno sconosciuto, che ascolta musica con il finestrino abbassato, che guarda un cielo pieno di stelle e pensa ancora che nella vita possa succedere qualcosa di straordinario… forse quello siamo davvero noi. O almeno siamo la persona che, molti anni fa, avevamo immaginato di diventare e sulla quale poi la vita ha fatto il suo lavoro, insegnandoci ad essere prudenti, responsabili, concreti, regalandoci moltissimo ma togliendoci sicuramente tante emozioni e tanti WOW. Certo siamo cresciuti, ed è giusto così, ma crescere non dovrebbe significare necessariamente smettere di desiderare. Insomma, AMO tanto l’estate, perché ogni anno, quasi senza chiedere il permesso, arriva a ricordarmi che sotto tutte le cose che sono diventato esiste ancora qualcuno che vuole semplicemente vivere. Non meglio, non di più, semplicemente più intensamente.Qualcuno che ha ancora voglia di sorprendersi, di partire senza conoscere perfettamente la destinazione, di ridere troppo forte, di fare qualcosa di inutile, di cambiare programma all’ultimo momento.Qualcuno che, nonostante tutto, continua ostinatamente ad avere dei sogni. Poi agosto finisce. Le valigie vengono disfatte, l’abbronzatura lentamente scompare, le giornate si accorciano e ricominciamo a mettere la sveglia tornando alle nostre vite. Ma se provassimo a lasciare qualcosa fuori dalla valigia : un po’ di quella leggerezza, un desiderio inutile, la voglia di perdere tempo, una promessa fatta davanti a un tramonto. In pratica quella versione di noi stessi che per qualche settimana abbiamo avuto il coraggio di essere, non darebbe più sprint, vita e colore alla nostra routine grigia e scontata? Forse il vero problema dell’estate non è che finisce. È che troppo spesso, quando finisce, torniamo ad essere esattamente quelli che eravamo prima.

Quando mi spoglio la sera...

Quando mi spoglio la sera, mi piacerebbe che sul tappeto non cadessero soltanto i vestiti. Vorrei lasciarci anche la rabbia, la fretta, le preoccupazioni, i bisogni superflui, la paura, la diffidenza, le delusioni… e tutte quelle cicatrici invisibili che certe esperienze continuano a lasciarci addosso. Ma come sarebbe sentirsi davvero nudi? Senza filtri. Senza maschere. Senza sensi di colpa. Senza pudore. Non lo so. E forse non voglio nemmeno saperlo. “Forse è proprio il peso di ciò che non riusciamo a togliere a ricordarci che siamo vivi, perché alla fine vivere da imperfetti, da fragili, da eterni peccatori è il miglior modo di VIVERE DAVVERO.

I luoghi dove ritrovarsi....

Credo esistano luoghi che possiedono una strana energia. Non saprei spiegare da dove venga e probabilmente non ha nemmeno molto senso cercare di farlo, ma li, inconsapevolmente, il mio spirito si ricarica. Non necessariamente perché siano i più belli che ho visto, ma perché lì accade qualcosa di raro: non ho bisogno di niente e, soprattutto, non ho bisogno di nessuno, anzi, quasi desidero rimanere solo, ma solo davvero, senza dover parlare, spiegare, ascoltare, rispondere. È come se il mondo, per qualche ora, smettesse di reclamarmi ed è proprio allora che comincio a reclamare me stesso. Mi immergo mei miei pensieri senza limiti, senza una meta precisa e lascio che la mente vaghi, ritorni indietro, ricostruisca episodi, riapra vecchi cassetti e immagini possibilità che forse non esisteranno mai. Mi faccio domande riuscendo, qualche volta persino a darmi delle risposte. Mi spiego, mi giustifico, mi assolvo per alcune cose e per altre, finalmente, trovo il coraggio di dichiararmi colpevole, perchè quando sono veramente solo non esiste più nessuno davanti al quale salvare la faccia. Rimango solo io, punto, e a me stesso posso raccontare tutte le bugie che voglio, ma in certi luoghi diventano improvvisamente difficili da credere. È in quel momento che sprigiono i miei demoni, ammetto le mie paure, riconosco le mie debolezze, ripenso alle persone che ho ferito e a quelle che hanno ferito me e mi domando cosa avrei potuto fare diversamente e cosa, invece, rifarei esattamente nello stesso modo. Poi arrivano i desideri. Quelli confessabili e quelli che normalmente nascondo persino a me stesso, le aspirazioni, i rimpianti e le occasioni perdute ed infine le promesse, quelle solenni che probabilmente non manterrò mai e quelle talmente semplici che mi chiedo perché ho aspettato così tanto per farle. “Da domani cambierò. Questa cosa non la farò più. Quella persona la chiamerò. Questa volta penserò un po’ di più a me.” Forse so già che alcune di quelle verranno dimenticate non appena tornerò alla mia vita, ma in quel momento ci credo e forse è sufficiente anche questo, perchè in quei luoghi accade qualcosa che nella vita quotidiana diventa sempre più difficile: MI parlo e MI confido. Senza intermediari, senza testimoni e senza il bisogno di apparire migliore di ciò che sono veramente. Divento in pratica contemporaneamente il malato e il medico di me stesso. Mi siedo metaforicamente dall’altra parte della scrivania, racconto i miei sintomi al dottore e poi torno dalla mia parte cercando di capire quale possa essere la cura, trovandola solo poche volte. Ed è forse questa la vera forza di certi luoghi : non mi cambiano, non risolvono i problemi, non cancellano le mie colpe e non realizzano i miei desideri. Semplicemente mi mettono nelle condizioni di ritrovarmi con me stesso. Poi quel momento finisce. Il telefono ricomincia a suonare, qualcuno mi aspetta o mi chiama, la strada riprende, il mondo torna a reclamarmi e ad essere ciò che sono ogni giorno. Quando lascio quel posto o meglio quello stato d’animo so che, prima o poi, avrò nuovamente bisogno di tornarci per ritrovare ancora una volta quella persona dalla quale posso allontanarmi quanto voglio, ma che continuerà ad accompagnarmi sempre e ovunque : Me stesso.

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Amare significa non essere attratti da nessun altro ?

Ci si accorge di amare davvero una persona quando, pur essendo circondati da mille altre, nessuna riesce ad attirare la nostra attenzione quanto lei e non perché gli altri abbiano improvvisamente perso fascino, bellezza o interesse, ma perché quella persona possiede qualcosa che nessun altro è in grado di offrirci, qualcosa che, spesso, non sappiamo nemmeno spiegare. È curioso, se ci pensiamo viviamo in un mondo nel quale siamo continuamente attratti da ciò che non abbiamo, incuriositi dalle novità, affascinati dalle possibilità, eppure, quando amiamo davvero, accade qualcosa di apparentemente contrario alla nostra natura, in pratica smettiamo di cercare. Non perché ci venga imposto, non per fedeltà a una promessa, non per paura di perdere ciò che abbiamo, ma semplicemente perché non sentiamo più il bisogno di trovare altrove qualcosa che abbiamo già trovato ed è forse proprio questa la differenza più profonda tra l'innamoramento e l'amore. L'innamoramento ci fa credere che quella persona sia la più bella, la più interessante, la più desiderabile del mondo, ma una volta che questo status si trasforma in amore diventiamo consapevoli che al mondo esistono persone altrettanto belle, interessanti e desiderabili, ma che nessuna di loro è quella persona, proprio perché amare non significa diventare ciechi davanti agli altri, ma continuare a vedere senza desiderare di essere altrove. E’ chiaro che essendo esseri umani, non creature immuni alla curiosità, al fascino o alle tentazioni capita di incontrare qualcuno che ci colpisce, che ci incuriosisce, che per un istante cattura il nostro sguardo, ma questo non significa necessariamente che l'amore sia finito, anzi, sono questi i momenti in cui spesso diventa facile riconoscere un'attrazione senza confonderla con un sentimento, comprendendo appieno che un'emozione momentanea non può competere con ciò che di stabile e concreto abbiamo costruito nel tempo. Altro aspetto importantissimo è che quando amiamo davvero, non è soltanto quella persona ad apparirci diversa da tutte le altre, ma siamo noi a diventare diversi quando siamo con lei, perché ci piace come ci sentiamo, come ragioniamo, come sorridiamo e perfino la versione di noi stessi che riusciamo a essere in sua presenza, ed è forse questo il segreto più grande: non amiamo soltanto qualcuno per ciò che è, ma anche per ciò che riesce a far emergere di noi. Alla fine, credo che l'amore autentico non sia quello che ci impedisce di guardare gli altri, ma quello che, lasciandoci completamente liberi di farlo, ci porta ogni volta a scegliere la stessa persona, perché la fedeltà imposta è una rinuncia, mentre quella desiderata è una scelta e, quando in mezzo a mille possibilità, continuiamo a scegliere gli stessi occhi, la stessa voce, lo stesso sorriso, senza percepire quella scelta come un sacrificio, forse possiamo finalmente dire di aver compreso cosa significhi amare. Perché il vero amore non è non avere occhi per nessun altro. È avere occhi per il mondo intero e continuare a trovare, in una sola persona, tutto ciò che stavamo cercando.

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